(Siena, 1919 – Siena, 1974)

Nel 1930-37 frequenta il ginnasio e poi il liceo “E. S. Piccolomini” di Siena e, contemporaneamente, lo studio del pittore Giunti. Segue le lezioni di pittura di Primo Conti a Firenze, poi quelle di Vagaggini. Nel 1940 torna a Siena e prende uno studio in Via Diacceto. Il prof. Mario Bracci lo invita ad affrescare l’ex Certosa di Pontignano. Da allora e fino alla fine della guerra tutte le sue opere saranno firmate T. Duna. L’8 Settembre del 1943 si rifugia da Don Luigi Rosadini, parroco di Vignano che lo aiuterà, più tardi, a raggiungere le formazioni partigiane sulle montagne aretine. Sono di questo periodo i suoi “Disegni della Resistenza”.

Nel 1945 si stabilisce a Roma dove ha luogo la sua prima mostra con Scialoja e Stradone alla Galleria dello “Zodiaco” di Roma. Nel 1946 segue una personale a Siena, presso l’ Accademia degli Intronati. Nel 1947 espone insieme con Scialoja, Stradone e Ciarrocchi alla Galleria del Secolo di Roma con presentazione di C. Brandi e l’anno dopo vince il I premio al Concorso Nazionale di Pittura del Ministero della Pubblica Istruzione. Insegna al Liceo Artistico di Roma.

Nel 1950 parte per la Francia con una borsa di studio del Governo Francese. Tornato a Roma, realizza per incarico del coreografo A. Millos le scene ed i costumi del balletto “Il Figliuol Prodigo” di Prokofiev per il Teatro dell’Opera. Espone alla X Biennale di Venezia. Nel 1951 è premiato a Milano nell’edizione del Premio “Borletti”. Fino al 1953 insegna storia del costume al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.. Espone alla Galleria del Pincio di Roma. Nel 1954 vince il Concorso per la Cattedra di insegnamento di Arti Grafiche per L’Istituto d’Arte di Urbino. Dello stesso anno è una personale alla Galleria La Tartaruga con presentazione di Leoncillo . Nel 1955, espone 16 dipinti ispirati alla vita del circo, alla Galleria “ La Medusa ” di Roma. Nel 1956 viene premiato a Spoleto alla IV Mostra Nazionale di Arti Figurative. Nel 1957 espone alla Galleria “Delius” di New York con presentazione di L. Venturi.

Nel 1958 ha luogo la mostra personale alla Galleria “La Medusa” di Roma con presentazione di G. Marchiori e alla Galleria “Il Milione” di Milano con presentazione di C. Brandi. Nel 1959 illustra la pubblicazione della R.A.I. “Terzo programma” con 7 disegni. Vince il Premio dell’Agip al Premio Marche. Seguono mostre a Roma, Bologna, Torino, Udine e Verona. Nel 1960 ottiene una sala personale alla XXX Biennale di Venezia. E’ premiato al “Premio Città di Palermo”, e, nel 1962 al concorso di Arti Figurative del Ministero della Pubblica Istruzione. Nel 1963 vince il Premio del Presidente della Repubblica al Premio Marche. Nel 1964 segue una mostra alla Galleria “La Salita” di Roma con presentazione di C. Vivaldi e M. Volpi. Nel 1966 fonda insieme a Colla, Capogrossi, Fontana, Leoncillo, Lipton, Pasmore, la Rivista “QUI arte contemporanea”.

Nel 1967 A. Milloss gli affida le scene ed i costumi per “L’Erwartung do Schoenberg” rappresentato al Teatro dell’Opera di Roma. Nel 1969 è nominato Direttore dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila. Realizza le scene ed i costumi per il coreografo Zappolini per “L’Isters” di Egisto Macchi, rappresentato al Teatro Eliseo di Roma. A. Milloss gli affida le scene ed i costumi per “Pazzia Senile”, balletto tenuto al Teatro dell’Opera di Roma.

Nel 1972 la sua prima personale alla Galleria Editalia, seguiranno poi nel 1984, 1993, 2001). Nel 1973 si ammala. In aprile e poi in agosto, subisce due gravi operazioni, che lo privano della parola. Continua a dipingere incurante del male. Espone a Roma alla X Quadriennale d’Arte.
Il 22 novembre del 1974 muore a Siena. Nel 1976 la Galleria Editalia e l’Ente Premi di Roma organizzano una mostra antologica presso Palazzo Barberini a Roma.

Nel 2016 la Pinacoteca Nazionale di Siena presenta la mostra “Piero Sadun, genesi di un artista 1938-1948”.

 

“Sadun ebbe una fase cubista, su una base cromatica scura, con delle scomposizioni che lasciavano sempre sopravvivere qualcosa, come un lampo, dell’oggetto di partenza. Ma sempre, come prima e come sarà dopo, c’era, nel suo modo di aggredire la tela, una delicatezza, una scelta sottile, il gusto di una pittura che, seppure dovesse apparire gradevole, tendeva ad essere una pittura per la pittura”. (C.Brandi)

Piero Sadun