(Siena, 1919 – Siena, 1974)

Nato l’11 novembre 1919 a Siena, Piero Sadun è stato uno dei pittori più significativi del secondo dopoguerra. Di famiglia ebrea, sfugge alla deportazione e si unisce alle formazioni partigiane nel Casentino. Amico d’infanzia di Mario Verdone e di Cesare Brandi, suoi grandi estimatori, con gli artisti Giovanni Stradone, Toti Scialoja e Arnoldo Ciarrocchi, fa parte dei “Quattro pittori fuori strada”, che segnano una prima cesura in senso espressionista rispetto al linguaggio neocubista, dominante in quegli anni in Italia. 

Nel 1950 espone per la prima volta alla X Biennale di Venezia e inizia a collaborare con il Teatro dell’Opera di Roma, dove realizza scene e costumi per il coreografo Aurel Milloss. Presente ad altre due edizioni della Biennale di Venezia, nel 1960 e nel 1962, Sadun riceve importanti riconoscimenti, tra i quali si ricorda, nel 1963, la medaglia del Presidente della Repubblica al Premio Marche di Ancona.

L’anno successivo, cura scene e costumi del primo lavoro teatrale di Arnold Schönberg, Erwartung [Attesa] per il Maggio Musicale Fiorentino (riproposto dal Teatro dell’Opera di Roma nello stesso anno). Nel 1966, insieme con Ettore Colla, Giuseppe Capogrossi, Lucio Fontana, Leoncillo Leonardi, Seymour Lipton e Victor Pasmore fonda la rivista QUI arte contemporanea, storico bollettino della casa editrice Editalia di Lidio Bozzini (oggi acquisita dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Giovanni Treccani). 

Progressivamente, si allontana dalla figurazione per fare proprio il lessico astrattista, incentrando la propria ricerca su grandi quadri materici dominati dall’emergenza sempre più esclusiva e prorompente del colore (oggi conservati in musei quali la Tate Gallery di Londra e La Galleria Nazionale di Roma). Attivo sin dall’inizio del decennio come decoratore d’interni, negli anni successivi firma le case di importanti cantautori italiani, come Domenico Modugno, Franco Migliacci e Nada. Testimonianza d’eccezione di questa attività di interior designer è la porta di due metri per due, dipinta nel 1969 per una villa senese, rinvenuta fortunosamente nel 2015.

Già docente presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e l’Istituto d’Arte di Urbino, nel 1969 è nominato primo direttore della neo-fondata Accademia sperimentale di belle arti dell’Aquila, incarico che mantiene fino alla morte. 

In quello stesso anno era stato uno degli artisti invitati da Antonio Del Guercio a esporre alla X Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma dedicata al tema La situazione dell’arte non figurativa. Nel 1976 la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, allora sede dell’Ente Premi Roma, organizza una grande mostra antologica in ricordo dell’artista, corredata dalla presentazione in catalogo di Cesare Brandi.

“Sadun ebbe una fase cubista, su una base cromatica scura, con delle scomposizioni che lasciavano sempre sopravvivere qualcosa, come un lampo, dell’oggetto di partenza. Ma sempre, come prima e come sarà dopo, c’era, nel suo modo di aggredire la tela, una delicatezza, una scelta sottile, il gusto di una pittura che, seppure dovesse apparire gradevole, tendeva ad essere una pittura per la pittura”.
C.Brandi