Luigi Veronesi

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Si avvicina allo studio dell’arte affiancando per sette anni un pittore napoletano, Carmelo Violante, che ha il merito di insegnargli tutto ciò che riguarda il mestiere, soprattutto in ambito paesaggistico e figurativo.
La grande mostra di Modigliani del 1930 e la scoperta, nella stessa occasione, di
Kandinsky, Klee, Schlemmer ed il gruppo del Bauhaus, gli aprono improvvisamente la strada verso l’astrattismo.
Partecipa il 4 marzo 1935 alla prima mostra collettiva di “Arte Astratta d’Italia” nello studio dei pittori Felice Casorati e Enrico Paolucci a Torino , con gli artisti Oreste Bogliardi, Cristoforo De Amicis, Ezio D’Errico, Lucio Fontana , Virginio Ghiringhelli, Osvaldo Licini, Fausto Melotti, Mauro Reggiani e Atanasio Soldati, i quali firmano il “Manifesto della Prima Mostra Collettiva di Arte Astratta Italiana”. Un anno dopo Veronesi è l’illustratore del libro di geometria di Leonardo Sinisgalli. Aderisce al Gruppo Abstraction-Création: espone i bozzetti per “Le Rossignol” di Stravinskij e per “Anatema” di Andreev, comincia una serie di ricerche sul fotogramma, sulla fotografia astratta e la solarizzazione.
Nel 1935 partecipa alla prima mostra collettiva di arte astratta a Torino e realizza dieci bozzetti di costumi per “Pelléas et Mélisande” di Claude Débussy.

E’ presente alla Triennale di Milano nel 1936. Lo stesso anno partecipa a una mostra di arte astratta a Como con Lucio Fontana, Virginio Ghiringhelli, Osvaldo Licini, Alberto Magnelli, Fausto Melotti, Enrico Prampolini, Mario Radice, Mauro Reggiani, Manlio Rho e Atanasio Soldati. A questo periodo corrisponde la sua collaborazione col Gruppo Teatrale Palcoscenico, in cui esordiscono Paolo Grassi e Strehler: lo interessa soprattutto il teatro musicale che gli permette di studiare il rapporto fra arti visive e musica, tra arti dello spazio e arti del tempo. Alla fine degli anni Trenta Veronesi realizza nove film astratti. Durante la guerra utilizza le sue conoscenze di grafica e design e diviene falsario per il Movimento di Liberazione Nazionale. Nel dopoguerra fu cofondatore del gruppo fotografico La Bussola. Lavora per molti anni come grafico e pubblicitario. Successivamente si interessa anche alla musica, creando una polidimensionalità dell’arte intesa come un progetto globale, approfondendo la sua ricerca sui rapporti matematici delle note musicali, traducendoli nei rapporti tonali del colore. Crea così numerose trasposizioni cromatiche di partiture musicali. Negli anni Sessanta con l’aiuto di uno strumento di misurazione, lo spettroscopio, riesce, come aveva fatto tempo prima il compositore scenografo russo Skriabin, ad associare un colore alla lunghezza d’onda di ogni tono. Partecipa attivamente alla maggior parte delle mostre di quegli anni, quale la mostra dell’Astrattismo Italiano alla XXXIII Biennale di Venezia, il Festival di Musica Contemporanea ed una personale alla Galleria Spatia di Bolzano nel 1980 e un’altra a Pordenone nel 1984. Nel 1989 Luigi Veronesi è coautore, con Giancarlo Pauletto, di un libro sull’artista Genesio De Gottardo. Sempre negli anni ottanta progetta diverse scenografie per il Teatro alla Scala di Milano.

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