Giuseppe Santomaso

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Giuseppe Santomaso

“Il segreto della pittura è il tradurre in una forma autonoma un sentimento reale e vissuto”

Giuseppe Santomaso inizia la sua formazione artistica prima alla Fondazione Bevilacqua La Masa, poi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, diventando amico dello scultore Alberto Viani.

Il suo stile è naturalistico e figurativo, come in molti giovani artisti: alla XIX Biennale di Venezia del 1934 partecipa con l’opera Figura e l’anno successivo partecipa anche alla mostra dei “Quarant’anni della Biennale di Venezia”. 

Nel 1939 si reca a Parigi in occasione della sua prima personale alla Galerie Rive Gauche. 

Nel 1943 espone alla Quadriennale di Roma e nel 1945 realizza le illustrazioni del libro “Grand Air”, di Paul Eluard. Nel 1946 partecipa, a Venezia, alla fondazione del gruppo di artisti antifascisti “Nuova secessione artistica italiana – Fronte nuovo delle arti”.

Espone a Stoccolma nel 1948 insieme ad Afro e Birolli. Dopo un primo periodo figurativo, Santomaso si dedica alla realizzazione di una serie di opere dove è forte l’influenza della ricerca postcubista, per passare poi negli anni ’50 all’astrattismo informale.

Riceve nel 1954 il Primo Premio per la Pittura Italiana, nel 1956 il Premio Graziano dalla Galleria del Naviglio di Milano e il Premio Marzotto alla Mostra internazionale di pittura contemporanea di Valdagno nel 1958. 

Dal 1957 al 1975 insegna all’Accademia di Belle Arti di Venezia; del ‘57 è anche la sua prima mostra negli Stati Uniti alla Grace Borgenicht Gallery, durante il quale soggiorno incontra gli esponenti dell’Espressionismo astratto , incontro che sarà determinante per lo sviluppo delle sue tematiche artistiche. 

E’ degli anni ’60 invece l’importante ciclo definito Cicale e Cattedrali. Intanto lo Stedelijk Museum di Amsterdam gli organizza una personale e nel 1961 partecipa alla Biennale di San Paolo.

Il suo lavoro nel frattempo si affranca sempre di più dal contenuto e dalla forma, il colore tende ormai alla pura luce, la struttura stessa del quadro (Dalla parte della Meridiana, 1956, Neri e rossi del canale, 1958) giunge ormai alle soglie dell’informale, ormai può considerarsi diffuso in Europa e negli Stati Uniti.

Tuttavia, a differenza di quasi tutto l’astrattismo informale, non risponde a connotazioni drammatiche, ma è sempre tesa alla ricerca inesausta di armonia ed equilibrio (Rosso veneziano, 1959) che caratterizza tutto il suo lavoro. 

Nel 1965-66 una sua retrospettiva è presentata prima al Kunstverein di Amburgo e poi alla Haus am Lützowplatz di Berlino e al Museum am Ostwall di Dortmund. 

Continua nel frattempo la sua attività nell’ambito della grafica e realizza alcune litografie per il libro di poesie “On Angle”,di Ezra Pound, pubblicato nel 1971. 

Nel 1972 e nel 1978 partecipa alla Biennale Internazionale dell’Incisione di Cracovia. Nel 1976 la personale presso la Galleria Editalia (dove esporrà nel 1989 e nel 1999).

Nel 1979 la Fondacion Joan Miró di Barcellona e la Staatsgalerie Moderner Kunst di Monaco allestiscono delle mostre dedicate alle sue opere.

Nel 1981 espone al West End Galerie di Francoforte, alla Schlosshofgalerie di Kisslegg, alla Fritz-Winter Haus di Ahlen e al Fort Lauderdale in Florida. 

La Borgenicht Gallery di New York organizza un’antologica dell’artista nella primavera del 1983. Negli ultimi anni della sua vita artistica, si accentuano il rigore formale e la raffinatezza delle composizioni (quasi geometriche). 

Le ultime opere (Rosso gotico, 1983, Blue Simphony, 1989) confermano il posto di rilievo che l’artista occupa nel panorama della pittura contemporanea italiana.

Subito dopo la morte, avvenuta nel 1990, una importante retrospettiva è organizzata dalla Pinacoteca Rusca di Locarno. Nel 1991 la Collezione Guggenheim rende omaggio all’artista esponendo il ciclo delle sette Lettere a Palladio.