Enrico Castellani

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Studia architettura all’Ecole National Superieur de la Chambre a Bruxelles, una scuola ispirata ai principi fondamentali della Bauhaus. Nel 1958 alla Biennale di Venezia rimane colpito dall’opera Verso i bianchi di Tobey del 1957. Nel 1959 fonda a Milano con Piero Manzoni la rivista Azimuth, che sarà anche il nome della galleria che inaugureranno poco dopo. Il loro progetto era promuovere quelle sperimentazioni artistico-pittoriche che tendevano al superamento dei limiti tradizionali del “quadro dipinto”, portando avanti così una concezione di arte come continua e costante interrogazione su se stessa. Questo percorso lo porterà a capire che per oltrepassare la tela sostanzialmente non bisognava aggiungervi niente, bensì togliere; in pochi anni Castellani esaurisce l’esperienza informale così che, tra il 1958 e il 1959, sceglie di sondare le potenzialità della superficie della tela in massima tensione ed inventa un metodo tecnico e poetico che diventerà la sua cifra costante e rigorosa.
La galleria, come la rivista, avrà vita breve: si avvicenderanno 12 mostre che si concentreranno per lo più su artisti stranieri, fino alla chiusura nel luglio del 1960, con sole due uscite della rivista. Dal 1963 al 1970 la poetica della superficie cede il passo all’oggetto e la sua attenzione si pone allo studio delle articolazioni formali della superficie: tele sagomate, angolari, dittici e trittici.
Nel 1966 consegue il Premio Gollin alla Biennale di Venezia. Da quell’anno in poi le ricerche artistiche di Castellani puntano al coinvolgimento dello spazio. Nel 1967 realizza Ambiente bianco per la mostra. Lo spazio dell’immagine, a Palazzo Trinci, a Foligno ; nel 1968, in occasione de “Il teatro delle mostre”, alla Galleria La Tartaruga di Roma, viene presentato Il muro del tempo; nel 1969 realizza Spartito e nel 1970 Obelisco. Dal suo esordio sino ad oggi si susseguono una serie di importanti esposizioni in spazi pubblici e privati.

Partecipa alla Biennale di Venezia nel 1964 , nel 1966 (con una sala personale), nel 1984 e nel 2003 . Nel 1965 partecipa alla collettiva “The Resonsive Eye” al MoMA di New York e alla VIII Biennale di San Paolo in Brasile . Nel 1970 prende parte alla collettiva “Vitalità del negativo nell’arte italiana”, a cura di Achille Bonito Oliva , al Palazzo delle Esposizioni di Roma . Fra gli anni ’80 e  ’90 il suo lavoro continua a svilupparsi nell’ambito
dell’estroflessione definendo ciò che la critica ha chiamato “ripetizione differente”. Nel 1981 partecipa a “Identité Italien. L’art en Italie depuis 1959”, a cura di Germano
Celant , al Centre Pompidou di Parigi.
Nel 1983 è a Palazzo Reale di Milano per la mostra “Arte programmata e cinetica 1953-63”; nel 1994 è invitato alla mostra “The italian metamorhosis” al Salomon R. Guggenheim Museum di New York .
Tra le mostre più recenti ricordiamo le personali nella Galleria Lia Rumma di Milano nel 1999 e quelle nella Galleria Fumagalli di Bergamo nel 1997 e nel 2001. Nel 2001 è invitato alle collettive “Materia/Niente”, curata da Luca Massimo Barbero, alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e a “Belvedere italiano- Linee di tendenza nell’arte contemporanea 1945/2001”, curata da Achille Bonito Oliva, al Centre for Contemporary Art di Varsavia . Un’importante mostra antologica curata da Germano Celant è stata allestita alla Fondazione Prada di Milano nel 2001 e a Kettle’s Yard a Cambridge nel 2002 , anno in cui presenta il suo lavoro anche nella Galleria di Franca Mancini a Pesaro e in quella di Greta Meert a Bruxelles.
Nel 2004 espone a Parigi nella Galerie di Meo e nel 2005 al Museo Pushkin delle Belle Arti, a Mosca , viene allestita una sua mostra curata da Bruno Corà. Nel 2006 espone alla Galleria Lia Rumma a Napoli e all’Auditorium a Roma. Nel 2009 una serie di lavori recenti accostati ad un grosso nucleo di opere storiche sono proposte da Haunch of Venison a New York in una mostra curata da Adachiara Zevi mentre nella sede di Londra della stessa galleria le opere di Castellani vengono esposte in dialogo con quelle di Dan Flavin , Donald Judd e Gunter Uecker . Il 13 ottobre 2010 Enrico Castellani riceve dal Principe Hitachi, Patrono Onorario della Japan Art Association, il” Praemium Imperiale” per la pittura, il più alto riconoscimento artistico a livello internazionale.
Le opere di Castellani, nel mercato dell’arte, sono fra le più ricercate e costose fra quelle del novecento italiano, con quotazioni che hanno raggiunto il milione di dollari e sono regolarmente scambiate nelle aste più prestigiose quali le famose “Italian Sales” di Londra.