Fausto Melotti

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Il linguaggio plastico sperimentato da Melotti ha l’effetto di tradurre in scultura le strutture immateriali ed evocative della realtà. L’artista articola lo spazio attraverso un ritmo visivo e musicale che riecheggia nelle sue opere.

Fausto Melotti, artista italiano, è stato uno dei protagonisti della scultura europea del Novecento. Nasce a Rovereto nel 1901 e nel 1918 inizia gli studi alla facoltà di Fisica e Matematica dell’Università di Pisa. Successivamente, prosegue gli studi al Politecnico di Milano, dove si laurea nel 1924 in ingegneria elettronica. In questi anni studia anche scultura a Torino, presso lo scultore Pietro Canonica. Nel 1928 si iscrive all’Accademia di Brera di Milano, dove, insieme a Lucio Fontana, è allievo di Adolfo Wildt.

Nel 1932 inizia ad insegnare alla Scuola artigianale di Cantù per un corso di plastica moderna.
Melotti fav parte del novero degli artisti astrattisti di Milano. Infatti, nel 1935 aderisce al movimento “Abstraction-Création”, fondato a Parigi da Van Doesburg, Seuphor e Vantongerloo con lo scopo di sostenere e diffondere le sperimentazioni degli artisti non figurativi.
Nello stesso anno insieme al gruppo milanese di artisti partecipa alla prima mostra collettiva di arte astratta a Torino ed espone a Milano, alla galleria del Milione, una sua mostra personale di sculture.
Avendo, in gioventù, studiato anche la musica, Melotti traspone nelle sue opere un’”astrazione musicale” nell’ambito delle arti figurative.
Inizialmente la sue opere non hanno grande riscontro in Italia, quanto piuttosto in Francia e in Svizzera, dove nel 1937 vince il Premio internazionale La Sarraz.
Nello stesso anno per la VI Triennale di Milano, per la sala della Coerenza disegnata dallo studio B B.P.R, realizza l’istallazione ambientale la “Costante Uomo”.
Melotti è stato un’artista poliedrico che oltre alla pittura e alla scultura si è dedicato anche alla composizione di poesie e alla ceramica.
Fine degli anni Cinquanta inizia a realizzare sculture leggere fatte di esili barre e lastre di ottone saldate tra loro, talvolta con l’assemblaggio di piccoli particolari in terracotta e ceramica.
Nel 1967 espone alla Galleria Toninelli di Milano numerose sculture ispirate da una nuova poetica.
Da questo momento l’artista assume su di sé una fama nazionale e internazionale, con una serie di mostre realizzate in Italia e all’estero.
Nel 1974 Adelphi pubblica una raccolta di scritti e poesie intitolata “Linee “che vince il Premio Diano Marina nel 1975. Nel 1979 viene presentata a Palazzo Reale a Milano una mostra personale antologica e nel 1981 Firenze gli dedica una grande retrospettiva al Forte Belvedere.
Melotti muore a Milano nel 1986 e in occasione della sua morte la 42° Biennale di Arti Visive di Venezia gli conferisce il Leone d’oro alla memoria.