Capogrossi

Giuseppe Capogrossi

Giuseppe Capogrossi, pittore italiano, rimane colpito dai fogli dei disegno dei bambini: una sequenza di segni che sviluppa lo spazio. Nel secondo dopoguerra riconosce al segno lo strumento di invenzione della spazio; approda così ad un’arte modulare, in cui il segno, ripetuto uguale ma con intensità diverse, nella sua ripetizione crea una catena che definisce un orizzonte di senso, di spazio in cui sviluppare la fantasia. Perché il segno non contiene nessun concetto, rappresenta solo se stesso, definisce il suo spazio, i segni diventano un’organizzazione interiore della spazialità.

Seventies

“GLI ANNI ’70 SONO ANNI DI LIBERTÀ, DI TRASGRESSIONE, DI LOTTE POLITICHE IN CUI ESPLODONO LA CREATIVITÀ, LA VOGLIA DI PROGRESSO A TUTTI I COSTI E NASCE IL GRANDE INTERESSE PER L’ARTE CONTEMPORANEA.”

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QUI arte contemporanea QUI

“CONVINTI CHE L’ARTE FOSSE IL MEZZO MIGLIORE PER RAGGIUNGERE LA SENSIBILITÀ DELLA GENTE, VOLLERO UNO STRUMENTO PER SVILUPPARE UN SENSO CRITICO TRA LE MODE DEL MOMENTO, CARATTERIZZATE DA UN LINGUAGGIO COMPLETAMENTE NUOVO.”

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Vedo Rosso

“LA MOSTRA PROPONE, QUINDI, LE INFINITE DECLINAZIONI DEL ROSSO DA PARTE DI ALCUNI TRA I PIÙ NOTI ARTISTI CONTEMPORANEI ED OFFRE UN PANORAMA MOLTO VARIO, IN CUI NONOSTANTE IL COMUNE – È PROPRIO IL CASO DI DIRE – FIL ROUGE, OGNI OPERA È IL RISULTATO “UNICO” DI UNA SINGOLARE, PERSONALE INTERPRETAZIONE DI UN COLORE CHE NON HA MAI LASCIATO NESSUNO INDIFFERENTE.”