Immagini del colore

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Immagini del colore
Accardi Hafif Turcato

11 giugno 2014

“Il colore, come la struttura, è essenzialmente per l’artista un modo di appropriarsi dello spazio, e quindi della realtà essi hanno il potere di scoprirci attraverso le infinite combinazioni di tali elementi, uniti qualche volta alla forza di materiali nuovi, le infinite possibilità fantastiche che il nostro occhio, la nostra percezione, possono captare quando sono liberati da attese abitudinarie e conformistiche.”

Il 12 aprile del 1967, con la mostra “Immagini del colore, Accardi, Hafif, Turcato”, curata da Marisa Volpi, si inaugurava la prima sede della Galleria, a Via del Corso 525.

Nata inizialmente come sede della rivista QUI arte contemporanea, pensata e voluta da Capogrossi, Colla, Leoncillo, Fontana Pasmore e Sadun, era diventata un luogo d’incontri, dibattiti, conferenze, sui vari temi dell’arte contemporanea d’avanguardia.

Erano gli anni dell’esplosione del colore, in America, in Inghilterra, in Francia, la televisione a colori era la grande rivoluzione. Ci si aspettava un mondo pieno di progressi sociali, un futuro brillante.

Oggi, proseguendo il nostro lavoro di recupero della memoria, riproponiamo tre grandi artisti che ci hanno sempre accompagnato in questi anni, con un ricordo speciale per Carla Accardi, sperando di colorare un pò questo oscuro presente. Nella mostra abbiamo selezionato, circa trenta opere tra tele, sicofoil e disegni, principalmente degli anni sessanta e settanta, oltre a qualche opera più recente , per offrire un panorama più ampio che arriva fino ai giorni nostri.

Amici nella vita, Carla Accardi e Giulio Turcato diedero vita al gruppo a Forma 1 e con Marcia Hafif, che in quegli anni viveva a Roma, partecipavano attivamente alla vita culturale della città. Di lei nel 1997 scrisse una bellissima presentazione Carla Accardi alla sua personale in galleria: “con lei ho trovato subito delle particolari affinità……., ricordo i grandi quadri con le nuvole e il fascino dei monocromi lavorati anch’essi su grandi dimensioni”.

La selezione della mostra del 1967 fu di Marisa Volpi, straordinaria curatrice delle mostre in galleria per molti anni, che così li presentava:

“Il colore, come la struttura, è essenzialmente per l’artista un modo di appropriarsi dello spazio, e quindi della realtà essi hanno il potere di scoprirci attraverso le infinite combinazioni di tali elementi, uniti qualche volta alla forza di materiali nuovi, le infinite possibilità fantastiche che il nostro occhio, la nostra percezione, possono captare quando sono liberati da attese abitudinarie e conformistiche.”

Da una parte abbiamo il lievitare delle forme dai contrasti del colore, l’espandersi della luce in una apparente fermezza delle strutture, nella pittura di Marcia Hafif, forme che malgrado il loro nitido disegno e la loro mancanza di «materia», hanno un profondo appeal per l’inconscia propensione a spalancare l’occhio in settori di vuota luminosità e di silenzio.

Dall’altra abbiamo il vitalissimo segno di Carla Accardi elemento primo, insieme, della sua sfrenata fantasia e della sua rigorosa strutturazione: la «capanna» in particolare è un modo per avvertirci che l’occhio può trascinare con sé tutti i sensi, verso una fluida e costante curiosità di vivere.

Infine Turcato con le sue plastiche spugnose continua l’operazione demistificatrice ed ironica di un lirismo e di una passione ideale cui lo trascinano la sua vigile consapevolezza culturale e la sua straordinaria vitalità artistica.

I tre pittori hanno in comune il gusto di «giocare», di infrangere ogni mitomania, di darci piacere.

Con queste attitudini si inseriscono in una situazione internazionale che va da Londra a New York (in cui sono rimaste parzialmente coinvolte anche Parigi e la Germania qualche anno fa).

"Una situazione che tende a riscoprire la qualità emotiva delle forme, dei ritmi, dei colori assolutamente liberi e dinamici nell’agire sulla nostra percezione e sulla nostra immaginazione .“