“Gli itinerari tracciati da Giuli configuravano, da una tela all’altra, un percorso che suggeriva come il quadro non fosse che una porzione relativa di uno spazio che la pittura immaginava inarginabile, ben oltre dunque i limiti della cornice. Le sue strutture geometrico-cromatiche recavano articolazioni di parti concatenate senza inizio né fine, dettagli di un continuum di cui l’opera racchiudeva un’apparizione episodica.”


mercoledì 2 ottobre 2013

 

La Galleria Edieuropa inaugura la mostra personale di Franco Giuli, a cura di Bruno Corà, nella sede di Palazzetto Cenci, in Piazza Cenci a Roma.Franco Giuli, artista marchigiano, ha iniziato la sua attività artistica negli anni cinquanta abbracciando prima l’esperienza informale, per poi, a partire dagli inizi degli anni sessanta, perseguire una rigorosa ricerca pittorica astratta incentrata sulla luce, sui volumi, le linee e sul colore. Di lui hanno scritto, negli anni, i più importanti critici e storici dell’arte, quali Argan, Accame, Apollonio, Canova, Cerritelli, Crispolti, Caramel, Cortenova, Di Genova, Finizio, Lambertini, Menna, Marchiori, Politi, Ponente, Pratesi, Vivaldi, Tomassoni, solo per citare alcuni nomi.

La collaborazione con la Galleria Edieuropa risale al 2000, quando fu organizzata un’importante mostra curata da Giorgio di Genova, ospitata nelle suggestive sale della Mole Vanvitelliana di Ancona e nel 2010, la presentazione, in Galleria, a cura di Luciano Caramel ed Enrico Crispolti, del catalogo “Franco Giuli, opere dal 1959 al 2009”, di Luciano Caramel, edito da De Luca.

Il percorso espositivo, circa 20 opere, comincia con i diversi linguaggi che l’artista, nel decennio dal 1959 al 1969, sviluppa attraverso la sperimentazione dei materiali poveri, come la juta, i cartoni e il legno, un ciclo di opere orientato soprattutto alla visualizzazione di “meccaniche, strutture e dinamiche spaziali”. Nella seconda metà degli anni Sessanta, Giuli intraprende una ricerca nel campo del “nuovo costruttivismo”, sulla tridimensionalità della pittura, approfondendo così, sia gli aspetti volumetrici che la superficie. Ne è esempio la Superficie prospettica 1, 1967-68, esposto in mostra.

Scrive Bruno Corà: “Gli itinerari tracciati da Giuliconfiguravano, da una tela all’altra, un percorso che suggeriva come il quadro non fosse che una porzione relativa di uno spazio che la pittura immaginava inarginabile, ben oltre dunque i limiti della cornice. Le sue strutture geometrico-cromatiche recavano articolazioni di parti concatenate senza inizio né fine, dettagli di un continuum di cui l’opera racchiudeva un’apparizione episodica.”

Nel corso degli anni Ottanta si accentua in Giuli la tendenza a sagomare “i telai secondo geometrie semplici, triangoli, poligoni, ricomponibili in insiemi, la cui incidenza spaziale risulta decisamente rivolta a distinguersi dall’ortogonalità delle altre opere e forme presenti nell’ambiente nel quale, pertanto, si rivelano dirompenti; esemplare nella mostra è il Polittico, 1980recante la pittura solo sui quattro angoli inferiori dell’opera composita”. Dagli anni novanta ad oggi questa nuova conquista ambientale che trasforma le pareti in cui si collocano le opere, in “supporti attivi, in superfici appartenenti” , mette in evidenzia la maturità linguistica dell’artista. Sono di quest’ultimo periodo il trittico Itinerari spaziali, 2009 e il Senza titolo, 2009-10, opere eseguite con materiali poveri come il cartone da imballaggio, che viene graffiato, inciso, strappato, colorato, emblematiche della nuova relazione tra opera e spazio.

 

Franco Giuli