TADINI, LE FIGURE LE COSE

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Tadini, La figuera e le cose

Emilio Tadini
le figure le cose

9 ottobre 2005

in collaborazione con la Galleria Marconi di Milano.

“È come se, nella pittura, l’altro mondo – il mondo soprasensibile della trascendenza- fosse comunque costretto a diventare questo mondo qui, questo mondo sensibile. A prendere questa forma, a prendere questo corpo”.

La Galleria Edieuropa rende omaggio ad Emilio Tadini, scomparso nel 2002, con una esposizione di opere, circa trenta , tra acrilici su tela, acrilici a matita su carta e acquarelli che si riferiscono alla produzione che va dagli anni settanta, agli anni novanta.

Fin dagli esordi, Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, costruendo il quadro secondo una tecnica di sovrapposizione di piani temporali in cui ricordo e realtà, tragico e comico giocano di continuo uno contro l’altro.

Emblematiche le affermazioni formulate dall’artista sulla pittura, nel saggio “L’occhio della pittura”, del 1995: “è come se, nella pittura, l’altro mondo – il mondo soprasensibile della trascendenza- fosse comunque costretto a diventare questo mondo qui, questo mondo sensibile. A prendere questa forma, a prendere questo corpo”.

Scrive Silvia Pegoraro a proposito dell’interpretazione del linguaggio pittorico da  parte dell’artista: “…Tadini cerca e trova solo nell’arte la garanzia di una ‘felice precarietà’, l’eliminazione di ogni recinto o territorio privilegiato… non riconosce all’arte nessuno statuto garantito che ne segnali la differenza rispetto alla vita. Perché essa fa parte della vita, anche se a un livello diverso e particolare. Il linguaggio serve ad evocare una diversa realtà, a spingere la vita verso una paradossale condizione di impossibilità, dove non esiste sopraffazione ma coesistenza, coabitazione in uno spazio di nuove possibilità”.