“Le grandi tele di Raciti sono dei campi vuoti ma pieni di possibili apparizioni, dove affiorano le immagini del profondo. L’artista prosegue il viaggio verso l’altrove, esplora spazi inconsueti, orizzonti sempre più lontani, dove le dispersioni e i dubbi diventano paradossalmente la base del conoscere.”

mercoledì 18 maggio 2011

La Galleria Edieuropa – QUI arte contemporanea è lieta di ospitare, negli spazi di Palazzetto Cenci, la mostra di Mario Raciti: da Misteri a I fiori del profondo, presentata in catalogo da Flaminio Gualdoni e Sandro Parmiggiani, con un’ampia selezione di opere recenti.Dopo il ciclo Presenze-Assenze degli anni ’70 (si ricordano le due personali all’Edieuropa, già Editalia, del 1974 e 1979), quello Mitologie degli anni ’80, negli ultimi anni Raciti approda a Misteri.

Le grandi tele di Raciti sono dei campi vuoti ma pieni di possibili apparizioni, dove affiorano le immagini del profondo. L’artista prosegue il viaggio verso l’altrove, esplora spazi inconsueti, orizzonti sempre più lontani, dove le dispersioni e i dubbi diventano paradossalmente la base del conoscere. Nel grande quadro Mistero, del 2004, sotterranei percorsi solcano un pianeta azzurro, dall’orizzonte ricurvo; due grandi mani indicano nello spazio qualcosa che non c’è, appare solo un’eclisse di meteore.

Misteri subiscono varie trasformazioni, fino ad approdare negli ultimi anni ad una ricerca di rapporti tra profondo ed inconoscibile e sfociano nei Why, che partendo dall’interrogativo di Cristo abbandonato sulla croce, si rifà ai dubbi, alla decadenza, alla crisi della nostra società.

Da ultimo, nella pittura di Raciti , sempre assistita da una visionaria autenticità come testimonianza del vissuto e progressiva come in un romanzo di formazione, si giunge a I fiori del profondo: Persefone, costretta all’Ade, comunica con la madre Demetra, dea delle messi, facendo sulla terra nascere i fiori a primavera. Le opere di questo periodo, accennano, assorbite non dall’allegoria ma dalla necessità della pittura, all’antro sotterraneo dell’Ade, da cui si dipartono, non mani martoriate ma fiori.

Così scrive Flaminio Gualdoni, “La combustione intellettuale ed emotiva che ogni volta Raciti innesca, la lotta che ingaggia d’opera in opera, comporta la corrosione di questa superficie con le tracce e le trame della volontà d’immagine, che ogni volta rimonta e chiede un dove: ancora, un perché”.

Il 16 maggio 2011, alle ore 17,30, all’Accademia di S. Luca, l’artista presenterà insieme a Sandro Parmiggiani, la monografia “Mario Raciti, la pittura dell’ignoto”, edito da Skira.


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