“Una tensione verso la forma, intesa come capacità di trasfigurazione della materia e di approdo allo svelamento… le pennellate sfrangiate si rassettano, si dispongono ad assumere una configurazione più geometrica, di toppe di colore, quasi tasche applicate e sovrapposte…”


Giovedì 9 giugno 2016

 

A completamento di un lavoro iniziato insieme negli anni ‘70, come omaggio per il quarantesimo anniversario dalla sua morte, una mostra di circa venti opere tra arazzi, grafica e tele del grande artista.

Un’escursione tra le opere più sconosciute del grande Maestro.

Nato a Udine il 4 marzo del 1912, Afro Libio Basaldellaè uno degli artisti che maggiormente ha segnato la storia dell’arte italiana e internazionale del XX secolo.

Gli anni ’70 caratterizzano per l’artista un intensificarsi dell’opera grafica nel settore della produzione artistica-artigianale. Su invito dell’amico Capogrossi realizza due grandi arazzi per la Biblioteca Nazionale di Roma ed incomincia a frequentare l’Arazzeria di Penne, presso Pescara. Ciò porta Afro a trasfigurare i soggetti delle sue opere pittoriche in arazzi. Nascono così opere di grande equilibrio formale e di particolare morbidezza cromatica.

È nel ’69 che s’incominciano ad avvertire i prodromi di una svolta che diviene considerevole nell’attività di Afro”, scrive Cesare Brandi esaminando quest’ultima stagione dell’artista.

Tendono a scomparire o a ridursi al minimo anche gli avanzi di quei grafismi che avevano avuto un ruolo preponderante dal ’48 in poi: le pennellate sfrangiate si rassettano, si dispongono ad assumere una configurazione più geometrica, di toppe di colore, quasi tasche applicate e sovrapposte […] Si può anche supporre come Afro sia giunto a questo che, se non è un capovolgimento, è la sterzata più robusta che egli abbia dato alla sua pittura”.

Ricorda Brandi che proprio negli anni ’70 Afro “intensifica l’attività d’incisore avvalendosi in primo luogo della tecnica dell’acquatinta, che gli permette di evitare, o quanto meno ridurre al minimo, un segno di contorno” che gli “ha permesso di arricchire l’incisione di colori”.

“Queste incisioni, in un certo senso, erano più pittura delle pitture”.

Nel 2007, la Galleria Edieuropa ha inaugurato la nuova sede di Palazzetto Cenci per cui Bonito Oliva ha scritto: “La pittura di Afro, se da una parte sperimenta nuovi campi della tecnica e dell’immagine, dall’altra s’inscrive nelle grandi linee della propria tradizione che corre dal Rinascimento fino ai nostri giorni. Una tensione verso la forma, intesa come capacità di trasfigurazione della materia e di approdo allo svelamento di un senso interno, attraversa i territori dell’arte nell’arco di oltre cinquecento anni, costituendo così il filo rosso capace di dare identità all’immagine italiana. Curiosità per la materia e desiderio d’ordine formale costituiscono le pulsioni che attraversano la storia della pittura di Afro. La curiosità per la materia si esplica attraverso la sperimentazione di tecniche materiali appartenenti al vocabolario sperimentale.

 

 

Afro Libio Basaldella

 


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