“Indubbiamente Dottori “esplode” dopo la guerra, inventando nel 1928 con Mino Somenzi e poi con Marinetti la teoria e l’applicazione pittorica dell’Aeropìttura: visioni dall’alto del paesaggio prima statiche, poi dilatate, distorte e in movimento dall’aeroplano. Il pittore perugino esalta non solo il nuovo linguaggio, ma la nuova condizione mentale consentita dal volo.”

martedì 9 maggio 2006

Nelle prime mostre collettive della fine degli anni Sessanta allestite dalla Galleria Editalia compaiono opere di Balla e Severini. Il Futurismo era stato audacemente riscoperto dalla giovane critica italiana da pochi anni. Lidio Bozzini aveva invece avviato un discorso con gli astrattisti Capogrossi, Colla, Fontana, Leoncillo e Sadun con i quali fondò nel 1966 la rivista “Qui Arte Contemporanea”. Quegli artisti furono anche i primi ad esporre nella Galleria. Anche loro erano debitori, più o meno consapevoli, della rivoluzione estetica futurista. I pregiudizi sul Movimento marinettiano sussistevano ancora e il mercato declinava il Futurismo con pochi nomi. Bozzini guarda lontano e nel 1970 cura come editore una monografia di Gerardo Dottori (con un testo dì Guido Ballo), un artista considerato prima di allora di secondo piano. Gli allestisce anche una mostra, la prima che nel suo spazio dedica a un futurista. Alla presentazione intervengono Corrado Marsan, Enrico Crispolti e Mario Verdone. Il mite artista perugino conosce da allora una consistente rivalutazione critica e di mercato. Le sue opere sono tornate spesso alla Editalia e all’Edieuropa. Si contano tre personali (due post mortem) e almeno sette presenze in collettive, dedicate prevalentemente al Futurismo. Dunque, un artista della Galleria, al quale viene dedicata questa mostra di opere inedite o raramente esposte a corollario della pubblicazione del catalogo Gerardo Dottori. Catalogo generale ragionato (2006), e come preludio alle celebrazioni del prossimo anno per i trent’anni dalla scomparsa. L’opera omnia sviluppa e precisa i contenuti della prima monografìa di Bozzini e molte delle opere presentate sono venute alla luce proprio durante la redazione del Catalogo. In questo senso, la mostra è un omaggio, insieme, a Bozzini e a Dottori.Rari disegni adolescenziali  documentano le brillanti attitudini artistiche dottoriane manifestate nei malsopportati anni all’Accademia. Gli esordi figurativi sono testimoniati da un bel ritratto a china della sorella dei primi anni Dieci. Il Futurismo Dottori lo incontra presto, anche se da una postazione provinciale centro italiana, rurale e culturalmente arretrata. Nel 1910 del resto già scriveva per “La Difesa dell’Arte” di Firenze e a Perugia organizzava ribellioni antiaccademiche per il rinnovamento dell’arte. Delle prime prove futuriste sono presenti un raro Ciclista del 1913 e Festa di carnevale di un anno dopo. Seppure certa critica lo abbia sempre ritenuto esponente del “Secondo Futurismo”, il Catalogo generale documenta i numerosi esiti pittorici entro il 1918, che non si rivelano semplici intenzioni futuriste. Indubbiamente Dottori “esplode” dopo la guerra, inventando nel 1928 con Mino Somenzi e poi con Marinetti la teoria e l’applicazione pittorica dell’Aeropìttura: visioni dall’alto del paesaggio prima statiche, poi dilatate, distorte e in movimento dall’aeroplano. Il pittore perugino esalta non solo il nuovo linguaggio, ma la nuova condizione mentale consentita dal volo. Di questo sviluppo futurista Dottori si rivela figura centrale, per stessa ammissione del Manifesto del 1929-1931, come fondamentale fu il suo ruolo a Roma dal 1926 al 1939, accanto a Marinetti, di comunicatore del Futurismo. Negli anni Venti, quando indossava il distintivo esposto in mostra, l’artista era impegnato ancora in opere astratto-futuriste, come Forze ascensionali, mentre avviava l’esperienza dell’Aeropittura che dispiegherà appieno negli anni Trenta e Quaranta, della quale si presentano alcuni esempi come il rarissimo “arazzo” del 1925, con una eccezionale visione totale del Lago Trasimeno. Unica nel suo genere la versione su vetro dell’aeropittura col San Francesco del 1933. Altre scoperte qui messe in luce sono i bozzetti scenografici e le copertine per riviste. Questa sintetica, ma articolata esposizione consente una lettura del vasto impegno di Dottori nel Futurismo e più in generale nella grande pittura del Novecento italiano.