Giacomo Balla

(Torino, 1871- Roma, 1958)

L’opera artistica del poliedrico Balla sottolinea l’esigenza di trovare il modo migliore per esprimere una perenne novità, un’emotività in continua evoluzione. Sin dai primi tempi in cui frequenta l’Accademia delle Belle Arti Albertina di Torino, che, quando nel 1891 si trasferisce con la madre a Roma e partecipa ad alcune mostre annuali della Società Amatori e Cultori, il suo interesse artistico è attratto dalle esigenze di rinnovamento divisionistico di ispirazione sociale.

Illuminante, che condurrà la personalità di Balla a focalizzarsi sullo studio del movimento, della luce e della prospettiva, è il viaggio a Parigi all’Esposizione Universale, durante il quale rimane colpito dalle ricerche impressionistiche, dei “pointillistes”, ed è attratto dagli studi fotografici sul movimento di Marey. Tornato in Italia approfondisce le sue ricerche sulla luce e il movimento anche in una prospettiva scientifica, concretizzando i suoi interessi nel dipinto, olio su tela, Lampada ad arco del 1909. Quello stesso anno rimane folgorato dalla lettura e dalle intenzioni ‘scomposizioniste’ del Manifesto Futurista di Marinetti sul Figarò, tanto che nel 1910 vuole sottoscriverlo e che lo porta a mettere all’asta tutte le sue opere allo slogan “Balla è morto!”. La sua analisi del movimento in fasi successive riprodotte contemporaneamente si dimostra in opere quali Dinamismo di un cane al guinzaglio e Bambina che corre sul balcone del 1912.

Le sue ricerche hanno eco sino in Germania, dove l’anno seguente viene chiamato a Dusseldorf per occuparsi della decorazione di casa Lowenstein; qui comincia la sua ricerca di geometrizzazione degli effetti della luce e del movimento per la preparazione del ciclo Compenetrazione iridescente. Nel 1915 firma, insieme a Fortunato Depero, il “Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo”, dando il via a un periodo di intenso lavoro caratterizzato dall’esigenza di portare a tutto il pubblico il diadema del nuovo stile di vita futuristico; per questo si occupa di scenografie, arredamento ed abbigliamento, promovendo uno stile “antiborghese”, per una democratizzazione della moda che si caratterizzi attraverso un linguaggio colorato che possa manifestarsi come bandiera dichiarata in giro per le strade. Il collo a V introdotto dallo stile futurista è sintomatico delle intenzioni di Balla secondo cui “si pensa e si agisce come si veste”.

Fra il 1914 e il 1915 si impegna attivamente per l’intervento italiano in guerra. Nel 1925 partecipa insieme a Depero e Prampolini all’ Expositiòn des Arts Decoratifs a Parigi, continuando a promuovere l’internazionalità del progetto futurista. Dagli anni ’30 si dissocia dal gruppo futurista perché i suoi interessi torneranno ad una prospettiva figurativa, sorretto dalla convinzione che soltanto nel realismo assoluto “l’arte pura” potrà compiutamente esprimersi. Nel 1928 ritorna ad esporre con la Società di Amatori e Cultori con un tratto dichiaratamente molto più figurativo, concentrando la sua attenzione a scene quotidiane come paesaggi e ritratti. Tempio di questa ricerca è la casa-studio di via Oslavia a Roma, dove lavora con le due figlie pittrici, Elica e Luce.

Muore a Roma il 1 marzo del 1958.