Afro Basaldella

(Udine, 1912 – Zurigo, 1976)

La familiarità con il mestiere della pittura è quasi naturale, il padre e lo zio sono pittori decorativi, mentre i fratelli più grandi Dino e Mirko, saranno scultori.

L’esordio è nel 1928, accanto ad Angilotto Modotto, Filipponi oltre che a Dino e Mirko, nella mostra della Scuola Friulana d’Avanguardia. Nel ‘30, vince la borsa di studio della Fondazione Marangoni, recandosi prima a Milano e successivamente a Roma. Sono gli anni dell’incontro con Cagli e con idee e pittura dell’artista marchigiano. Nel ‘35 partecipa alla Quadriennale e nel ‘36 è alla Biennale, con Cagli, Capogrossi, Janni, Zivieri, Guttuso e Mirko, artisti che gravitano nell’orbita della Galleria della Cometa di Roma diretta da Libero De Libero, dove Afro inaugurerà la sua prima personale raccogliendo molti consensi.

L’opera Autoritratto, sarà acquistata per la Galleria d’Arte Moderna di Roma, dove è esposta tuttora.Tra numerosi impegni per opere murali e di grandi dimensioni, negli anni della Seconda Guerra Mondiale e del trasferimento a Venezia, Afro avvia un ripensamento sulla pittura francese e in particolare Cèzanne, Van Gogh, e più tardi Braque, e Matisse. Allontanandosi prima gradualmente da ciò che l’aveva avvicinato a Cagli e Mafai, nel 1948 avviene la svolta definitiva, l’immagine si concretizza in un neocubismo astratto, che alla fine degli anni ’50 lascerà a favore di uno stile del tutto personale.Gli anni del Dopoguerra, scanditi anche dalla critica vicenda artistica italiana, vedono Afro mantenere una posizione tesa a difendere la propria fisionomia artistica e riservatezza, coltivando comunque l’amicizia con artisti e critici sia a Roma che a Venezia, e con l’Art Club di Enrico Prampolini. Il clima che si respira in Italia e soprattutto l’esigenza di mettersi di nuovo in discussione, conducono Afro in America. Nel 1950 inizia il suo stretto rapporto con gli Stati Uniti, esponendo con Cagli, Guttuso, Morlotti e Pizzinato, nella mostra 5 Italian Painters, presso la Catherine Viviano Gallery di New York, con la quale Afro avrà una collaborazione ventennale. La mostra ottiene grande successo con opere di Afro vendute ad alcune delle più importanti collezioni d’arte tra le quali l’Albright Art Gallery di Buffalo, la Barnes Foundation di Filadelfia oltre a collezioni private di New York. Nel 1952, Afro aderisce al Gruppo degli Otto e prende parte alla XXVI Biennale; Lionello Venturi gli dedica un importante saggio critico. Nel 1955, è alla Quadriennale e partecipa alla Mostra itinerante negli Stati Uniti, The New Decade: 22 European Painters and Sculptors. Nel 1956 ottiene il premio come miglior pittore italiano alla Biennale di Venezia e l’anno successivo, il Guggenheim Museum di New York acquista l’opera Volo di notte. Nel 1958, prende parte insieme ad Appel, Arp, Calder, Matta, Miro, Moore, Picasso e Tamayo, alla decorazione della nuova sede del palazzo dell’UNESCO a Parigi, dipingendo II Giardino della Speranza. Negli anni 1959 – ’60 Afro riceve il premio Pittsburgh e il premio Guggenheim. Nella XXX Biennale gli viene dedicata una sala. Il 1961 J.J. Sweeney, curatore del Guggenheim Museum di New York, gli dedica una splendida monografia. Sono poi anni di numerose personali, da Cambridge al Massachusetts Institute of Tecnology a Parigi nella Galerie de France a Milano alla Galleria Blu. Negli anni seguenti espone in Svizzera e a Monaco (1964), e con l’amico Burri alla Galleria Toninelli di Milano. Nel 1969 – ’70 è allestita la sua vasta antologica al Kunsthalle di Darmstadt, trasferita poi alla Nationalgalerie di Berlino e in seguito al Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Dopo la morte del fratello Mirko, nel 1969, Afro subisce alterne vicende di salute. Gli anni ’70 sono caratterizzati dall’intensificarsi dell’opera grafica e da un diradarsi dell’attività pittorica ed espositiva. Nel 1977 l’Editalia pubblica la monografia curata da Cesare Brandi, per l’occasione la Galleria Editalia, oggi Edieuropa, organizza un’importante esposizione che anticipa la mostra antologica tenutasi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, nel 1978. Si susseguono negli anni, diverse personali che la Galleria dedica ad Afro, nel 1973, 1977, 1988, 1991, 2003 e 2007. Dopo l’antologica del 1992 a Palazzo Reale di Milano, nel 2003 Palazzo Venezia a Roma ospita la più completa antologica mai realizzata sull’artista in Italia. Nel 2006-2007, per il trentennale della sua scomparsa, nei Musei Civici di Udine e di Pordenone, è allestita la grande mostra Afro &. Italia – America. Incontri e Confronti, dedicata sia agli intensi rapporti di amicizia, stima e collaborazioni, intrattenuti con i più noti artisti italiani e americani del ‘900, che al suo stile personalissimo, frutto di una costante ricerca artistica ed umana, che ha distinto tutta la vita di Afro.

Nel 2012 il Museo di Rovereto ospita la mostra Afro, il periodo americano.

La Fondazione – Afro